E’ tempo di vacanze! Io e la mia famiglia abbiamo deciso di passare questa calda estate in uno dei luoghi che rappresenta il cuore della cucina mediterranea: la meravigliosa Sardegna! E, più precisamente a Cala Coticcio, una bellissima spiaggia nell’arcipelago della Maddalena.

 

Ebbene si, grazie alle varie contaminazioni ricevute nel corso del tempo e al suo territorio variegato, la cucina sarda spazia, di regione in regione, dalle carni arrostite al pane, ai formaggi, a piatti di mare e di terra, sia di derivazione contadina che pastorale, di cacciagione, di pesca e di raccolta di erbe spontanee. Vi consiglio di non farvi scappare una cucina che è entrata a far parte del patrimonio UNESCO: lasciate che vi spieghi perchè!

1. Assaggiando la cucina dei pescatori

 

 

Trovandomi in una località prettamente marina ho avuto la possibilità di assaggiare moltissime prelibatezze basate sui prodotti che i bravi pescatori fin dai tempi degli antichi Romani, pescano con amore e portano sulla tavola sarda: come la particolare salsa chiamata “garum”, composta da aceto e miele e appunto pesce misto; la “Fregula cun cociula” (fregula con le vongole); le “Còcciulas e cotzas a sa schiscionera” (vongole e cozze cucinate in tegame), e poi la “Burrida a sa casteddaia”, un piatto a base di gattuccio marino, aceto e noci), “la Cassòla”, una zuppa di vari pesci, crostacei e molluschi; “l’Aligusta a sa casteddaia” (aragosta condita alla cagliaritana) e gli “Spaghittus cun arrizzonis” ossia spaghetti ai ricci di mare serviti anche in varianti con carciofi o con asparagi selvatici). Le insalate di polpo sono invece una tipica specialità di Cala Coticcio.

2. Dal mare alla campagna: la cucina pastorale e contadina

Oltre alla parte marinara ho avuto la fortuna di assaggiare anche la cucina dei contadini e dei pastori. Se ci si addentra sempre più all’interno del territorio infatti la cucina diventa sempre più concentrata su prodotti della terra come: La semola di grano duro (Trigu saldu),  i prosciutti di maiale o di cinghiale come quelli di Villagrande e Talana, funghi, olive, e formaggi, tra i quali il Pecorino sardo, fresco o stagionato, il Casizolu fresco o arrosto;  La Frue o Frughe, ossia il latte cagliato di pecora, è un altro prodotto tipico del posto. 

Per quanto riguarda i primi piatti vi consiglio di provare, sempre se vi capita di passare da queste parti, “i malloreddus”, ovvero gnocchetti di semola di grano duro tradizionalmente aromatizzati con lo zafferano. I “culurgiones” sono fagottini ripieni di ricotta e menta, oppure con un ripieno a base di patata, formaggio fresco e menta. Sono davvero buonissimi!

3. Il Porchetto: questo famosissimo piatto!

Chi non ne ha mai sentito parlare? Questo arrosto costituisce un classico della cucina pastorale sarda. Il porchetto o porcetto, in sardo procheddu o porcheddu, è formato da un maialino da latte di circa 4 – 5 kg o di venti giorni, cotto lentamente allo spiedo, su graticole e aromatizzato dopo la cottura con mirto o rosmarino. 

Questa celebre portata vanta una vera e propria tradizione culinaria da centinaia di anni: prima degli ultimi 40-50 anni il porcetto sardo allo spiedo era però un piatto per le occasioni particolari come la Pasqua o il Natale, riservato alle persone benestanti perchè, trattandosi di un maialino da latte, costituiva la perdita di una risorsa: infatti dal maiale adulto si ottenevano tantissimo cibo, come gli insaccati ed altre parti da poter consumare oppure, in alternativa, poteva essere venduto ad un prezzo più alto rispetto a quello di una maialino. Fortunatamente adesso viene servito anche ai turisti ed io, essendo una “turista” ho potuto assaggiarlo!

3. Il Carasau: un pane musicale!

Non immaginavo che potesse esistere un pane così croccante, soffice e gustoso… E invece, la Sardegna, gli ha dato vita! Il pane carasau, anche lui facente parte di un’antica tradizione culinaria, viene anche chiamato “carta musica” poichè quando lo mangiamo facciamo “rumore” e quindi “musica” con la masticazione e si presenta fine come la “carta”. Il nome sardo deriva dal verbo carasare, che significa tostare. Durante la carasadura il pane viene rimesso nel forno per la cottura finale: tale cottura lo rende croccante.

Spero che questa breve carrellata di curiosità sulla cucina sarda vi sia piaciuta! Ma ricordiamoci che in vacanza non si va solo per assaggiare piatti nuovi ma anche per riposarsi e divertirsi! Dalla bellissima spiaggia di Cala Coticcio vi mando un grosso bacio e vi aspetto per un’altro interessante articolo!

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Ciao! Alla prossima!

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